Impazzisco

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Baci su baci,
le mani cercano le mani
e lentamente si scende
fino a provar il piacere.

La mia bocca accompagna quel ritmo,
niente pensieri se non
io e te.

I vetri appannati ci chiudono
dal resto del mondo,
creando il nostro rifugio.

In quel momento ti abbraccio
e lentamente scivolo attorno a te:
quel tuo sguardo che tanto sa dire
senza usar la parola.

Impazzisco.

Espressioni si disegnano su di noi:
ancora, ancora e mai sazia di te
ti chiedo con grida mute
non smettere mai.

Sorrisi su sorrisi
che accendono ancor più la passione
di due folli complici d’amore.

4 settembre 2011

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Diario: lo sbattezzo

Noto sempre più spesso che quando dico che sono sbattezzata, la gente ride e dice “Ma per scherzo!?” Ehm no, non è uno scherzo, ne una cosa tanto ridicola, anzi penso sia una cosa arrivata dopo anni di domande e riflessioni. Voglio quindi scrivere queste parole per dare le motivazioni in merito a questa questione alquanto spigolosa. Devo premettere che ci sono tantissime domande a cui devo ancora trovare risposta (ovviamente non da cercare in una qualche religione, ma piuttosto nella psicologia umana) e inizio da quelle che mi fanno più frequentemente.

1 – Non ti senti più cristiana? No, per me la religione, fin dal primo approccio era vista come l’obbligo di andare a messa, di far comunione e cresima e di studiare cose che sono al di fuori di ogni logica umana. Non mi sono mai sentita di appartenere alla religione cristiana, fin da quella volta in cui colorando l’immagine della madonna le avevo fatto i capelli neri (come i miei) e la maestra mi sgrido perché doveva avere i capelli biondi, crescendo mi domandai perché una donna araba doveva essere immaginata bionda, le cose già li non mi quadravano.

2 – Perché sei arrivata allo sbattezzo? Fondamentalmente perché odio le limitazioni sulla libertà personale e l’avermi battezzata a tre mesi, quando ero incapace anche di pulirmi il culo da sola, è stato un’imposizione, che a lungo andare mi stava stretta. Odio ogni divieto di libertà individuale sulle proprie scelte, in qualsiasi ambito. Devo citare un amico che dice “Si vive per godere prima di morire, e con gli amici immaginari difficilmente si riesce a farsi succhiare qualcosa, a parte la libertà. Una divinità è pur sempre un monarca che non sente ragioni”, (ecco il suo sito https://reddolphin.altervista.org/ ).

3 – Ti sei mai documentata sulla Bibbia o comunque sul credo? Si logicamente, certe scelte non si fanno per moda, ma piuttosto perché certi abiti stanno stretti: a me quello della devota di un dio guerrafondaio con i “diversi”, misogino, pedofilo e comunque proprio la formula “figlio di Dio” e tutte quelle frasi di onnipotenza mi stanno proprio sul cazzo.

4 – Quali conseguenza avrà lo sbattezzo? Non potrò avere i sacramenti ne fare parte dei sacramenti di qualcun altro (ad esempio non sarò la madrina di nessuno, ne la testimone di nozze), ma questo non mi impedirà di essere presente nella vita degli altri, anzi invece di un padre nostro, io sarò insieme alle persone che avranno bisogno, che di mani giunte a far il nulla, ce ne sono abbastanza. Inoltre nel registri della chiesa risulta che dal giorno 8 giugno 2018 sono stata sbattezzata.

5 – Come si fa? L’iter è molto semplice: si manda una lettera (qui c’è un modello pronto https://www.uaar.it/laicita/sbattezzo/) al parroco della chiesa in cui si è stati battezzati e dopo una quindicina di giorni si ha la risposta di conferma, il tutto è completamente gratuito.

6 – Non ti senti diversa ora? No prima quando il mio nome risultava facente parte della chiesa cristiana mi metteva disagio, io non la pensavo come la gente attorno, io la penso alla mia maniera e ora mi sento libera di essere chi sono: un giorno credo in un dio greco, il giorno dopo ad una dea indiana, ma rimango ferma sulla libertà e sull’uguaglianza di tutti, non è ammessa l’ignoranza e la chiesa su quest’ultima ci gioca parecchio.

Gli amanti

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Fugge,
l’amore degli amanti fuggitivi.

Muore,
la notte lasciando il posto alla solitudine.

Corre,
pesante il sole tramontando a occidente
e lascia il posto a te.

Notte,
è ancora lei,
che protegge il nostro amore,
creato e distrutto in essa.

Arriva,
il sole portando via te
lasciando il tuo ricordo,
amando nessun altro come te.

Torna dolce e oscuro buio
e porta con te la vita
che parte all’alba
e ritorna al tramonto.

Luna, stelle,
davanti a voi il mio giuramento:
perchè con questa luna io, muoio.

15 dicembre 2008
23.08

Buio e Luce

Un urlo squarciò la notte e quel luogo sembrava essere diventato il loro sudario. Tutte le sei ragazze lo sentirono. Non sembrava umano, ma neanche loro quando festeggiavano i sabba, non lo sembravano.

Si erano viste al mercato quella stessa mattina e si erano organizzate per la sera. Anche le loro madri all’epoca dei sedici anni lo facevano: si radunavano appena fuori il paese all’entrata del bosco e li ognuna, con un’offerta per la dea madre che comprendeva cibo, fiori o loro creazioni, si mettevano in fila una dietro l’altra per incamminarsi sotto la luna piena fino al folto. Una volta raggiunta la radura lasciavano i loro abiti a terra e iniziavano a ballare in cerchio, nude. Pregavano in una lingua sconosciuta e antica che poteva sembrare rozza e fredda, invece racchiudeva inni e ringraziamenti per il ciclo appena passato e si auguravano il bene più grande per il mese successivo. In quell’occasione la luna piena cadeva insieme alla festa per il solstizio d’estate. Festa per il quale il paese era in fermento da giorni.

Mentre nel piccolo borgo si sentivano i tamburi suonare e la gente ridere, loro avevano appena sentito un urlo terrificante. Scapparono disperdendosi nel bosco tutte tranne una. Era la più solitaria, di carattere fragile, ma che in quell’occasione si era dimostrata la più coraggiosa. Quando i rumori delle compagne sulle foglie fini, a pochi metri da lei c’era un uomo alto e dalle movenze pacate. Lei non si muoveva osservava quell’ombra allungarsi sempre più verso lei, fino a quando spari. L’uomo ormai era a pochi centimetri e parlo:

-Tu non scappi?-

Svenne e quando si ebbe, era coricata su una coperta di pelliccia, nel buio illuminato da candele di una grotta. Era spaesata e le sue narici erano piene di umidità e un profumo maschile, un misto di miele e sudore. La fioca luce proiettava la sua ombra sulla parete di fronte e poco oltre quella di quell’essere, mentre si toglieva la camicia bianca ormai logora. Si alzò e lentamente oltrepassò la tenda di velluto bordeaux che separava l’angolo notte dagli altri ambienti. Al di là si trovava una fila di fiaccole accese e un lungo corridoio. Improvvisamente un brivido le percorse tutta la schiena e un sussurro arrivo al suo orecchio pur essendo da sola:

-Percorri il sentiero di luce e arriva all’oscurità, me..-

Senza pensarci si avvio. Per quanto poteva incutere timore la figura quasi mitologica dell’uomo, la sua voce era rassicurante, calda. I suoi piedi si muovevano velocemente e così velocemente la luce delle fiaccole diminuiva e il freddo si impossessava del suo corpo tanto da farla tremare. Il rumore di un soffio spense gli ultimi raggi e il buio spettrale rimase a farle compagnia in quel secondo che l’uomo ci mise ad arrivarle alle spalle.

-Hai paura?-

Si volto lentamente, lo sguardo a fissare quella sagoma nera a pochi centimetri da lei e il profumo le riempiva le narici, i polmoni.

Rispose con un “no” sussurrato e poi due mani, forti e grandi le tolsero la sottoveste, ormai lisa, quasi trasparente e la sollevarono prendendola in braccio. Il suo istinto la portò a mettere il viso vicino all’incavo del collo dell’uomo e assaporarne l’odore nelle sue mille sfumature e a riempirsi la testa di mille fantasie ora nate. L’uomo percorreva quei corridoi al buio come se sapesse riconoscere ogni centimetro di quel labirinto.

-Non ti addormentare-

Disse, quasi con quello che lei aveva percepito come un sorriso.

-Non lo faccio-

Ispirò ancora di più e pensò che forse quel profumo era una droga, non poteva esserne così sazia ma volerne ancora e ancora e ancora.

-Qual’è il tuo nome?-

-Non ho un nome-

Rispose senza dar molta importanza alla frase. In lontananza si sentiva il suono di acqua corrente e l’aria diventava sempre più calda, un pò per via dei due corpi cosi vicini e nudi, un pò perché la sorgente era di acqua calda. Arrivarono in una pozza illuminata dalla luna, dove l’uomo ci entrò, avendo cura di non passare sotto il fascio di luce e lasciò andare la ragazza, che si mise proprio al chiaro. I capelli lunghi le coprivano i seni arrivando al bacino e sprofondando nell’acqua. La pelle era diafana, quasi innaturale. Le labbra sembravano dipinte e agli occhi dell’uomo niente sembrava più bello di quel ritratto vivente della pura bellezza femminile. Osservava ogni centimetro di lei, le orecchie, i ricci rossi che si tuffavano e che leggeri coprivano quella parte di corpo che più esalta gli accenti femminili. Le mani la bramavano come un qualsiasi animale, ma la sua testa gli imponeva di attendere, di godersi lo spettacolo, di studiare e memorizzare. Ora lei sorrideva e secondo lui non c’era cosa più bella al mondo e nascosto nel buio ricambiava il suo sorriso.

Fu lei la prima ad avvicinarsi, a cercarlo e non se lo fece ripetere due volte. Erano a pochi centimetri l’uno dall’altro e l’uomo che superava in altezza la ragazza, la guardava verso il basso, contraccambiato. Le mani ora erano unite, si stringevano, come se si fossero sempre cercare e rincorse, per poi congiungersi. Due anime che da sempre fuggivano agli occhi, ma che si cercavano in altri mondi, universi. Si sentivano fuori dal mondo in quel momento, erano nella loro bolla di sapone, così fragile e così magica. Le mani intrecciate e coraggiose ora cercavano altre parti del corpo da stringere e far proprie. Lui le toglieva i capelli dal seno, lei dipingeva linee immaginarie con le dite sopra al petto. Nel vederla in tutto il suo splendore l’uomo la strinse e delicatamente la baciò.

Lei, le sue credenze, le sue fantasie, il mondo conosciuto fino a quel momento, era volato, andato, spazzato via da un delicato bacio. Lui esiliato da tutti, moderno eremita, abitante delle caverne, finalmente aveva trovato quello spiraglio di umanità che tanto agognava. Lei scappava dalla normalità e aveva trovato lui che era già fuggito dal mondo e che aveva creato un piccolo universo per lui, per loro.

-Resta con me per sempre-

La risposta della ragazza fu per lui, un lampo a ciel sereno: lo trascinò fuori dalla vasca e lo portò verso i corridoi con le fiaccole, dove la frenò:

-Non posso-

Si fermò appena prima della luce e la ragazza gli accarezzò il viso e lo guardò:

-Io sono la Luce, non aver paura come io non l’ho avuta di te , mio Buio-

Lo tirò di nuovo e stavolta esitante si lasciò trasportare e la segui fino alla zona letto. Si girò e finalmente poté notare ogni lineamento del suo viso: la barba incolta incorniciava due occhi color ghiaccio in contrasto al nero corvino dei capelli lasciati sulla spalle. I muscoli erano scolpiti come in una statua greca di qualche dio mitologico, anche l’altezza era da semidio. Lei sorrise perché in tutta la sua vita non aveva mai visto una bellezza tale da non farle capire più nulla. Lasciò la sua mano e si coricò sulla pelliccia del letto e gli disse:

-Meglio iniziare subito quest’eternità-

Vissero una vita felice e quegli anni, per loro fu eternità. Morirono insieme, così come insieme erano rinati.

L’eclissi

Barba rossa e come i capelli, erano la prima cosa che notai di Davide. Non lo studiai a lungo, un po perchè il tempo a lavoro non lo consentiva e un po perchè io ero fidanzata. Un fidanzato che per quanto perfetto, non mi convinceva.

Eppure quel ciao che ci scambiavamo io e il rosso ogni mattina senza nemmeno guardarci aveva un che di particolare. Forse la sua voce roca e terribilmente maschile, suscitava in me sensazioni mai provate, a cui non davo alcun peso. Non fino a quel giorno: in cui il nostro collega fece una battuta su noi e ci mettemmo a ridere. Il suo sorriso illuminò il mio mondo come se fosse sempre stato al buio e io mi sentii leggera e libera. Libera di volare e sognare, come una farfalle nelle sue uniche 24 ore di vita. Da quella volta lo cercai sempre con lo sguardo. Mi bastava guardare il rosso dei suoi capelli, sentire la sua voce in mezzo a mille altre per sapere quale era la sua.

Non ne ero innamorata, ma il mio cervello ogni volta che lo incrociavo mi diceva buttalo contro il muro spoglialo, facci l’amore una, due, tre volte, infinite volte. Talmente era bello il suo sorriso che ogni volta la vista si annebbiava e la mente non ragionava, non reagiva a nessuno stimolo. Lo guardavo come se al mondo non esistesse nient altro. La donna nel mio cervello si ammutoliva zitta a guardarlo come se fosse il mio dio.

Una delle rare volte in cui ci trovammo da soli, lui sorrise e lei, quella pazza di donnina dentro alla mia testa disse: “mia figlia avrà quel sorriso”. Mi resi conto di volerlo in un modo ossessivo. Chiusi l’altra relazione perchè sapevo cosa volevo ora, per ora e per i tempi avvenire.

Mi sentivo come il sole e la luna che si incontrano raramente. Cosi noi s’incontravamo spesso come l’eclissi. Ci studiavano. Ci guardavano. Per quella durata di pochi secondi ci sentivano come il sole e la luna durante l’eclissi. Lontani, ma vicini. Il suo e il mio carattere ci portavano ad essere così lontani pur non volendolo. I suoi occhi di fronte ai miei erano poesia pura. Una melodia che solo chi l’ascolta sa capire. Il suo sguardo mi donava lacrime di felicità. Camminavo sopra al cielo quando mi accarezzava con lo sguardo. I battiti aumentavano, il respiro si affannava e io tremavo sperando che si sarebbe mosso qualcosa oltre a quello sguardo.

I giorni passano, vicini, ma continuiamo ad essere lontani, ma viviamo sotto lo stesso cielo e anche le nuvole, fatte di vapore, si scontrano prima o poi…

La vampira

La mente vuota
sfida
il silenzio tombale del mio essere,
solo i palpiti di un cuore
in agonia, morente,
si sentono.

Sto meglio da quando i miei denti
affondarono nel collo di quel ragazzo,
così giovane e bello.

Improvvisamente arriva lui,
il mio creatore,
mi sfiora il collo
e lo bacia lentamente con gesti rapidi,
che agli umani non sono concessi di vedere.

Siamo forti, morti,
non si sentono i battiti dei nostri cuori,
eppure il solo sfiorare della nostra pelle marmorea,
ci fa impazzire.

18 ottobre 2008
03.02